Mattia de Gennaro legge "Gli esodi, gli esili" e scrive all'autore (ita-esp)
Caro Alfredo,
ti scrivo dal mio esilio. Invoco il tuo solo nome per far sì che si manifesti in questo mio piccolo e modesto pensiero sulla tua opera la stessa familiarità che ho visto affiorare durante l’intera lettura de Gli esodi, gli esili.
La vita ci vuole santi ed è, forse, questo - come tu scrivi - a costringerci a credere che un miracolo, prima o poi, dovrà spettarci. Che passi dalle nostre mani o da quelle altrui è proprio quel che determina la direzione di un esodo; le stigmate che diranno per noi se la nostra storia verrà raccontata andando o sulla via del ritorno.
Dei santi, però, si celebrano i fossili, le reliquie. E il corpo dello straniero, così contuso e inquieto, è un teatro inospitale per chiunque creda di poter calpestare la terra che egli raccoglie, di passo in passo, nelle sue mani; terra d’abbandono e di ricongiungimento, in un continuo scarto di sentieri logori, tenuti insieme dal calco della memoria che lo straniero si augura sempre possa renderli confine.
Caro Alfredo, il mio esilio è terra di nostalgie e, ogni qual volta mi convinco sia giunto per me il tempo di restare, eccomi pronto a un nuovo addio, al sacrificio delle immagini, alla deflagrazione di tutta la tenerezza e delle stanze che, un tempo, hanno pianto per me, affinché potesse spettarmi solo la felicità; quella di chi è libero, ma ha ancora una terra, una lingua, un sangue macchiato di discendenze ed eredi. Il tuo primo quaderno, nella traduzione attenta e avvolgente di Vito Davoli, ha spezzato i miei confini, allargandoli sin dove i sogni - che non conoscono materia, né misura - hanno scelto di depositarsi.
Avrò cura di tornare sulle tue liriche. Terrò il cassetto aperto, in modo che possano esse chiamarmi quando il bisogno di loro si farà sentire, ma non saprò ascoltarlo.
Ti ringrazio per aver arricchito il mio viaggio di “un’eternità infinita”, per aver seminato nella tua visione una lucida, quanto necessaria, lezione di poesia.
Spero che le nostre strade possano congiungersi presto.
Nel frattempo, ti rinnovo la mia gratitudine e la mia stima.
Mattia de Gennaro
Querido Alfredo,
Te escribo desde mi exilio. Invoqué tu nombre para que se manifestara en este pequeño y modesto pensamiento sobre tu obra la misma familiaridad que vi aflorar durante toda la lectura de Gli esodi, gli esili.
La vida nos quiere santos y es, quizás, esto — como tú escribes — lo que nos obliga a creer que, tarde o temprano, nos tocará vivir un milagro. Que pase por nuestras manos o por las de otros es precisamente lo que determina la dirección de un éxodo; las estigmas que dirán por nosotros si nuestra historia se contará yendo o volviendo.
De los santos, sin embargo, se celebran los fósiles, las reliquias. Y el cuerpo del extranjero, tan magullado e inquieto, es un teatro inhóspito para cualquiera que crea poder pisotear la tierra que él recoge, paso a paso, en sus manos; tierra de abandono y de reencuentro, en un continuo desvío de caminos desgastados, unidos por el molde de la memoria que el extranjero siempre desea que pueda convertirlos en frontera.
Querido Alfredo, mi exilio es tierra de nostalgias y, cada vez que me convenzo de que ha llegado el momento de quedarme, aquí estoy, listo para una nueva despedida, para el sacrificio de las imágenes, para la deflagración de toda la ternura y de los cuartos que, en otro tiempo, lloraron por mí, para que solo me esperara la felicidad; la de quien es libre, pero aún tiene una tierra, una lengua, una sangre manchada de descendencias y herederos. Tu primer cuaderno, en la cuidadosa y envolvente traducción de Vito Davoli, ha roto mis fronteras, ampliándolas hasta donde los sueños, que no conocen materia ni medida, han decidido depositarse.
Me encargaré de volver sobre tus poemas. Mantendré el cajón abierto, para que puedan llamarme cuando sienta la necesidad de ellos, pero no sabré escucharla.
Te agradezco por haber enriquecido mi viaje con «una eternidad infinita», por haber sembrado en tu visión una lección de poesía tan lúcida como necesaria.
Espero que nuestros caminos se crucen pronto.
Mientras tanto, te renuevo mi gratitud y mi estima.
Mattia de Gennaro

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