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Marta Maria Camporeale a proposito di "Sulla Poesia. Quaderno Primo"

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Diciannove testi illuminanti SULLA POESIA in questo Quaderno primo . Ciascun autore, con stile e profondità, ha presentato l’indissolubile legame tra corpo e anima che nutre la tradizione millenaria della poesia. Vito Davoli, Direttore della collana e curatore dell’opera, ha condensato nel titolo quel comune denominatore che fa di questo florilegio letterario una raccolta di esperienzialità. A queste affascinanti letture non voglio attribuire aggettivi: non basterebbero ad apprezzare la generosa precisione con cui ogni autore ha descritto il valore della poesia per sé. Dalla prefazione di Lino Angiuli e in ogni capitolo emergono sempre nuove espansioni del pensiero e i fondamenti di una profonda resistenza alla superficialità, nel rispetto dell’onestà letteraria che custodisce la vera poesia. Fuori da ogni luogo comune, ogni argomento si armonizza su come la poesia, nella sua semplice complessità, permetta all’innato bisogno dell’essere umano di venir fuori dal suo silenzio, per trasf...

Pasquale Vitagliano sulla Poesia nel primo quaderno di Polveri

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 LA POESIA PERMETTE ANCORA DI (RI)CREARE IL MONDO La poesia è un habeas corpus . È una forma di garanzia e difesa contro la colonizzazione cibernetica dell’immagi nario. La parola è l’estrema difesa della nostra integrità. Una resistenza all’alienazione della nostra identità. Il poeta arabo Adonis ha coniato l’espressione “tran screazione” per dire che la poesia permette ancora agli esseri umani di (ri)creare il mondo, ancora meglio di “riedificarlo”. Se il dominio dell’IA vuole inchiodarci nello spazio quantitativo della probabilità, la poesia ci permette di tenere vivo il mondo del possibile, immaginabile e rea lizzabile, fallibile, eppure, proprio per questo, interamente e autenticamente umano. Se i miti tendono a trasformare i segni in “sistema fattuale”, come ci ha insegnato Roland Barthes, lo sforzo della poesia è di ricondurre i segni e i simboli in un “siste ma essenziale.” La poesia cerca di stringere il legame tra significante e significato, ritornare dal segno a...

Vito Davoli sulla Poesia nel primo quaderno di Polveri

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 LA POESIA È. ED È CIÒ CHE ESSA STESSA DIVIENE Di seguito il testo integrale dell’intervista di Maurizio Evangelista a Vito Davoli, pubblicata sul «Quotidiano di Bari» in tre diverse parti tra febbraio e marzo 2025. Organizzatore e curatore di numerose antologie, nonché attivo promulgatore dell’arte poetica, Vito Davoli non è solo un poeta generoso, ma probabilmente tra i più significativi porta voce della poesia contemporanea del sud. Ho chiesto a Vito di confidarmi il suo approccio alla poesia, alla bellezza, che il verso deve sempre cogliere, la sua sfida nel cercare quella frattura del senso che sola crea un altro universo (Maurizio Evangelista). La poesia è ancora capace di una resistenza?   La poesia sicuramente sì. I poeti forse un po’ meno. La poesia, fra i tanti, ha un grande pregio: è e diviene. Mi ha sempre incuriosito chi cerca di sintetizzare l’essenza della poesia attraverso la classica espressione “La poesia è...” questo o quello. Per carità, tutt...

Maurizio Evangelista sulla Poesia nel primo quaderno di Polveri

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 LA POESIA COME ATTO DI PRESENZA: UNA FORMA DI INCARNAZIONE DELL’ALTRO Lo sguardo che la sensibilità alla scrittura ci offre è una possibilità reale di comunicazione. È un varco, un passaggio attraverso cui l’individuo, pur nella solitudine del proprio spazio di lavoro — una scrivania, un letto disfatto, una panchina di città o il sedile traballante di un treno — riesce ad abitare un altrove condiviso. Si è soli forse solo nella condizione fisica, materiale, del gesto della scrittura. Ma un attimo dopo, nel momento stesso in cui la parola si fa concreta, viva, e prende corpo sulla pagina, il proprio mondo si popola: di volti e voci, ma soprattutto di vite. La poesia accoglie e mescola l’identità dell’autore con quella degli altri, in uno scambio continuo di personalità e avvenimenti, di esperienze e visioni. Questa vocazione al dialogo profondo è qualcosa che ho imparato a poco a poco, affidandomi alla parola giorno dopo giorno, mentre costruivo la mia storia. Fin da...

Paolo Polvani sulla Poesia nel primo quaderno di Polveri

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 IL FASCINO DELLA POESIA STA NEL MISTERO: UNA PASSIONE E UNA GIOIA Il fascino della poesia sta nel mistero, nella sua inaf ferrabilità: per quanto ci si sforzi di cercare definizioni adeguate, ogni risultato è provvisorio, manchevole, la poesia sfugge come un’anguilla ad ogni tentativo di de limitare un perimetro, di prospettare una dimensione definitiva, così finisce che ogni sforzo proceda sulla via delle negazioni: non è poesia questo, quest’ altro non si fa, astenersi dal, questa strada è sbarrata, questo è vietato, se fai così non è poesia, guardati bene dal…   Un procedimento che mi ricorda le trentaquattro negazioni usate per definire il Budda:  Il suo corpo non è né esistenza né non esistenza; non è né causa né effetto, non se stesso né un altro; non quadrato né rotondo, non corto né lungo; non ascendente né calante, non nascita né morte; non creazione né apparenza né artefatto; non seduto né sdraiato, non in movimento né fermo E così di seguito fino...

Gianni Antonio Palumbo sulla Poesia nel primo quaderno di Polveri

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 HA PIÙ POTERE LA CETRA DI ORFEO CHE LA CLAVA DI ERCOLE Non è necessario che la poesia si riproponga artatamen te un fine di utilità. Sua è quell’eterogenesi dei fini per cui, nell’epoca – scriveva Pascoli – che vedeva rotolare, «per il vano circolo della passione, le quadrighe vertiginose», un poeta, Parthenias, ossia Virgilio cantò per cantare, per ché sentiva che «sopra le fiere e i mostri aveva ancor più potere la cetra di Orfeo che la clava d’Ercole»10. Eppure, quel “canto per cantare” ebbe l’energia di additare, nel momento storico dell’inesausta corsa al potere, la bellezza delle humiles myricae e di esprimere l’aspirazione alla pace nel sorriso di un bambino che accoglie i genitori ed è da loro armoniosamente accolto. Ma qual è questa poesia che nella sua apparente inutilità si rivela utilissima? È e può essere ancora la poesia civile? Per comporre poesia civile non è necessa rio sguinzagliare le bighe della retorica. Inneggiare alla deposizione di ogni conf...

Tania Di Malta sulla Poesia nel primo quaderno di Polveri

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 MORTE DI UN POETA VIAGGIATORE Quando si chiede a un poeta cosa pensa della poesia oggi, del suo stato di salute, della sua funzione, si apre spesso una trappola sottile: trasformare la riflessione in una forma di autolegittimazione. Si finisce per dire, in modo più o meno elegante, che quello che faccio io ha più senso di quello che fanno gli altri . È un meccanismo diffuso, a volte involontario, ma che alimenta proprio quella logica da cui oggi la poesia dovrebbe emanciparsi: la logica del posizionamento al banco del mercato. Per questo motivo, sarebbe preferibile evitare di rispondere direttamente a queste domande. Non per sottrazione o indifferenza, ma per un preciso impegno di coerenza. Scrivere poesia civile impone il rispetto di un paradigma, di una postura chiara: dichiarare meno, dimostrare di più . Le motivazioni stanno nei testi, nelle antologie, nei saggi, nelle scelte tematiche, nel linguaggio. E i “risultati”, se ci sono, stanno sul campo, tra chi ha ...

Mauro Macario sulla Poesia nel primo quaderno di Polveri

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  LA POESIA, L’ANIMA E IL CORPO La poesia si sposa in basso Il testo che segue è l'e stratto di un’intervista a cura di Roberta Petacco all’autore Mauro Macario, dal libro L’opera nuda (Puntoacapo editrice. 2021) Penso che la poesia sia già in essere in ciò che la pro voca prima ancora di filtrarla nelle parole. È preesistente al compito in classe. Ritengo davvero intrigante la protopoesia, l’evento che la determina, quasi sempre ignoto agli altri. Avendo lavorato in gioventù fra teatro, cinema, tele visione, mi son fatto l’idea che la poesia non è una esclusi vità del mondo letterario come vorrebbero gli accademici, perché alla poesia non importa la scocca, il veicolo che s’intende usare per animarla e rappresentarla. Non è il genere che ti dà la patente. È la poesia che decide quel giorno dove andare, con chi uscire, a chi concedere la chiave d’entrata. Può essere un poeta letterario, certo, ma anche un cantautore, un regista, un pittore, uno scultore… Ferré, il mio ma...

Marco Ignazio de Santis sulla Poesia nel primo quaderno di Polveri

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POESIA COME AUTENTICITÀ E CANTO In principio era la Forma . Per il più grande critico letterario italiano del XIX secolo, Francesco De Sanctis, la «Forma», con l’iniziale maiuscola, è un sìnolo inscindibile di espressione e contenuto, che si incarna nella poesia autentica. In altre parole, la Forma non va confusa con le forme estrinseche, come la lingua, la dizione, la metrica, lo stile, le figure retoriche, ecc. Il concetto desanctisiano coincide piuttosto con la «forma interiore», con un valo re totale, insomma con l’opera finita in sé, frutto di un rapporto dialettico tra contenuto ed espressione sotto l’illuminazione della «fantasia». Dalla Forma così intesa non si può prescindere. La grande poesia richiede un alto tasso di letterarietà, una struttura ritmica caratteristica («La poesia è la ragione messa in musica», aggiunge De Sanctis) e una peculiare modulazione dei versi. Sono i tre elementi che permettono di individuare un poeta di valore grazie alla sua incon fondibile ...