Frammenti d'amaro calice nelle "Scomposizioni" di Mauro Macario lette da Adam Vaccaro
Negli eserghi c’รจ una citazione di Cesare Pavese, “Solo ciรฒ che รจ trascorso o mutato o scomparso ci rivela il suo volto reale”, cui segue un’altra di Robert Walser: “La delusione non si scorda mai”. Il libro ci immerge quindi in un corpo a corpo, con coraggio privo di schermi consolatori, nelle ferite, piccole e grandi, che la vita ci lascia nel suo scorrere fuori dal nostro controllo, tra delizie, illusioni e perdite. E i testi sono una sorta di anelli o tappe della propria vicenda antropologica, che pagano il conto e smentiscono il percorso di banderuola al vento nella mani di Eolo, rivendicando la responsabilitร delle proprie scelte, di una individualitร inarresa, seppure priva di ogni alone di individualismo becero: «ho tagliato il cordone ombelicale/ dal ventre sociale/…/ svestito di ogni addobbo precotto/… / senza legittimare nessun capobranco/ solo davanti ai giganti», (LA FILIERA DI PROTEO, p.13). Ma da dove nasce questa che sembra una fuga ignobile dal campo di battaglia, di e...