Tania Di Malta sulla Poesia nel primo quaderno di Polveri
MORTE DI UN POETA VIAGGIATORE
Quando si chiede a un poeta cosa pensa della poesia oggi, del suo stato di salute, della sua funzione, si apre spesso una trappola sottile: trasformare la riflessione in una forma di autolegittimazione. Si finisce per dire, in modo piΓΉ o meno elegante, che quello che faccio io ha piΓΉ senso di quello che fanno gli altri. Γ un meccanismo diffuso, a volte involontario, ma che alimenta proprio quella logica da cui oggi la poesia dovrebbe emanciparsi: la logica del posizionamento al banco del mercato.
Per questo motivo, sarebbe preferibile evitare di rispondere direttamente a queste domande. Non per sottrazione o indifferenza, ma per un preciso impegno di coerenza. Scrivere poesia civile impone il rispetto di un paradigma, di una postura chiara: dichiarare meno, dimostrare di piΓΉ. Le motivazioni stanno nei testi, nelle antologie, nei saggi, nelle scelte tematiche, nel linguaggio. E i “risultati”, se ci sono, stanno sul campo, tra chi ha voglia di ascoltare oltre la superficie delle piattaforme, al di lΓ della vetrina social.
In un tempo in cui la poesia Γ¨ diventata spesso una prestazione da promuovere, proporre, confezionare, ritengo che il vero gesto poetico stia nella sottrazione: dire meno, scrivere meglio, tacere quando serve. Il resto Γ¨ rumore di fondo o marketing affettivo. Una sorta di autopromozione e poetiche del sΓ©: il testo come corpo secondario. Per dirla alla Pasolini, una vera e nuova trasformazione antropo logica: da poeti a commessi viaggiatori.
Negli ultimi anni, il poeta ha progressivamente smesso di essere un autore per diventare un soggetto comunicante. PiΓΉ che per ciΓ² che scrive, viene riconosciuto per ciΓ² che dice di sΓ© mentre scrive. Ogni libro pubblicato Γ¨ accompa 49 gnato da un “kit di sopravvivenza digitale”: post, trailer, selfie, frasi estratte, dirette, grazie infinite all’editore che ha creduto in me e simili. Una forma di auto-racconto promozionale, che raramente nasce da vanitΓ pura: piΓΉ spesso Γ¨ una condizione tacitamente richiesta, un costume di scena invisibile.
Oggi, essere poeta non basta: bisogna atteggiarsi a poeta, bisogna sembrarlo. E per sembrarlo, Γ¨ necessario occupare spazi: eventi, social, festival, dialoghi incrociati, sinergie editoriali. Il testo, che una volta era l’unico corpo necessario, diventa accessorio. Serve per giustificare il resto: l’appa rizione, la lettura, il contenuto da rilanciare.
Il poeta commesso viaggiatore non bussa piΓΉ solo alle porte delle librerie, ma a quella dell’algoritmo. E il like Γ¨ il nuovo battito di mani. Il verso circola se Γ¨ visivo, se Γ¨ facile da citare, se ha la forma della riflessione o dell’aforisma, purchΓ© non disturbi.
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