Vittorino Curci sulla Poesia nel primo quaderno di Polveri
L’ARTE E LA POESIA SONO LE COSE VERE. IL RESTO Γ ILLUSIONE
Di seguito dil discorso tenuto da Vittorino Curci a Mola di Bari, presso l’Accademia di Belle Arti, il 26 maggio 2023.
C’Γ¨ un detto di Ennio Flaiano che mi piace molto: «Ho una tale sfiducia nel futuro che faccio progetti solo per il passato». Nel mondo di oggi siamo circondati da persone che fanno progetti. Ma siccome pure io, come Flaiano, non mi fido del futuro, non cerco l’approvazione dei contem poranei o dei posteri ma mi accontento di quella dei miei maestri, di coloro che mi hanno indicato la strada della poesia: Leopardi, Ungaretti, Pavese, Char, Celan, Sereni. Sono loro che mi hanno fatto capire una cosa importante, e cioΓ¨ che la poesia Γ¨ una via di accesso alla realtΓ .
Certo, lo Γ¨ anche la ragione, ma in modo piΓΉ limitato, perchΓ© l’uomo non Γ¨ fatto soltanto di ragione. Oltretutto nel nostro tempo, nel tempo della tecnica, la ragione vie ne declinata soltanto in modo funzionale e utilitaristico. Raggiunge, sΓ¬, il suo massimo grado di sviluppo nella storia dell’umanitΓ ma, ponendosi ciecamente al servizio dell’efficienza e della produttivitΓ mostra tutti i suoi limiti fino al punto di mettere in pericolo ogni forma di vita sul Pianeta, compresa quella dell’uomo.
Tutto ciΓ², se usassimo veramente e pienamente la ragione, non accadrebbe. Ma noi ci affidiamo a una ragione menomata per cui dubito che trarremo qualche insegnamento. Basti pensare che nei documenti ufficiali dei governi si continua a parlare di crescita economica (un surrogato furbesco del piΓΉ che abusato “sviluppo”) quando Γ¨ proprio questa, la crescita economica, la principale causa dei nostri problemi.
Γ del tutto evidente che la ragione Γ¨ finita in un’im passe e non riesce a trovare il modo per uscirne. In questa situazione di totale incapacitΓ di affrontare i problemi veri del nostro tempo, la ragione (che Γ¨ anche, evidente mente, una “razione”, la parte di un tutto) si comporta addirittura come una religione: promette un futuro che non Γ¨ in grado di assicurare a nessuno.
Γ, ovviamente, una religione che non contempla il sacro (il separato) e in ciΓ² si comporta esattamente come tutte le religioni che oggi, pur di sopravvivere, rinunciano a ciΓ² che erano in origine e non sanno piΓΉ cosa inventarsi. Per me il poeta deve stare sempre sul confine tra riuscita e fallimento. Altrimenti non avrebbe senso sprecare la vita in queste cose.
La poesia non Γ¨ un divertissement ma una questione di vita o di morte. Non Γ¨ insomma un passatempo ma esattamente il contrario: un dispositivo del linguaggio per annullare il tempo. Γ questo il grande fascino che esercita su di noi un’opera d’arte. In essa confluisce la totalitΓ del nostro essere, quella parte di cui siamo coscienti e quella piΓΉ misteriosa e sfuggente a ogni forma di comprensione.
Quando il grande allenatore dell’Inter Helenio Herre ra diceva che «chi non ha dato tutto non ha dato niente», aveva ragione. Ma bisogna precisare una cosa: nel mondo dell’arte puΓ² dare tutto solo chi chiede tutto, e questo tutto non Γ¨ certo il successo. Γ molto, molto di piΓΉ perchΓ©, come spesso dico ai miei amici, il sostantivo “successo” non fai in tempo a pronunciarlo che Γ¨ giΓ “successo”, cioΓ¨ un participio passato.
Per provare a orientarci in questi discorsi, che sono tutt’altro che facili, possiamo trarre qualche insegnamento 27 dalla nozione di “inoperositΓ ” cosΓ¬ come formulata dal filosofo Giorgio Agamben. Γ bene precisare: con inope rositΓ non dobbiamo intendere l’inerzia o l’inattivitΓ ma un’operazione che disattiva delle funzioni usuali per aprire queste funzioni ad un loro nuovo possibile uso. Γ ciΓ² che nella filosofia classica si chiamava contem plazione, dice Agamben, e cita in proposito Spinoza lΓ¬ dove nell’Etica (libro IV, 52) parla di aquiescentia in se ipso, acquiescenza in se stessi.
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