Paolo Polvani sulla Poesia nel primo quaderno di Polveri
IL FASCINO DELLA POESIA STA NEL MISTERO: UNA PASSIONE E UNA GIOIA
Il fascino della poesia sta nel mistero, nella sua inaf ferrabilitΓ : per quanto ci si sforzi di cercare definizioni adeguate, ogni risultato Γ¨ provvisorio, manchevole, la poesia sfugge come un’anguilla ad ogni tentativo di de limitare un perimetro, di prospettare una dimensione definitiva, cosΓ¬ finisce che ogni sforzo proceda sulla via delle negazioni: non Γ¨ poesia questo, quest’ altro non si fa, astenersi dal, questa strada Γ¨ sbarrata, questo Γ¨ vietato, se fai cosΓ¬ non Γ¨ poesia, guardati bene dal…
Un procedimento che mi ricorda le trentaquattro negazioni usate per definire il Budda:
Il suo corpo non Γ¨ nΓ© esistenza nΓ© non esistenza;
non Γ¨ nΓ© causa nΓ© effetto, non se stesso nΓ© un altro;
non quadrato nΓ© rotondo, non corto nΓ© lungo;
non ascendente nΓ© calante, non nascita nΓ© morte;
non creazione nΓ© apparenza nΓ© artefatto;
non seduto nΓ© sdraiato, non in movimento nΓ© fermo
E cosΓ¬ di seguito fino a trentaquattro, che, per asso nanza, rimanda a una bellissima poesia di Zanzotto, CosΓ¬ siamo: «Vitalmente ho pensato / a te che ora / non sei nΓ© soggetto nΓ© oggetto / nΓ© lingua usuale nΓ© gergo / nΓ© quiete nΓ© movimento».
Dunque sarebbe interessante provare a rovesciare il procedimento e cercare un minimo comune denominato re della poesia, alcuni elementi che ne costituiscano dei punti fermi, ben sapendo che ogni affermazione puΓ² essere ribaltata nel suo contrario.
Ho letto spesso che il dolore costituirebbe un generatore di corrente poetica efficace, che dalla esperienza del dolore sia possibile dar vita a splendide poesie. Indubbiamente si tratta di un’affermazione condivisibile, ma tuttavia parziale. Dove la mettiamo allora la nostalgia? Non sono nate bellissime poesie a partire da questo sentimento? E il rimpianto? E la perdita? Il sentimento dell’addio?
Mi piace sempre ricordare il verso di Rilke, Elegie duinesi: «cosΓ¬ viviamo per dire sempre addio». Ecco, a me pare che questo addio ci accompagni ogni singolo istante della nostra vita, che ogni persona, ogni momento, ogni incontro, sia una infinita ripetizione dell’addio, cosΓ¬ la poe sia sempre si lega al momento della perdita, che ne siamo coscienti o meno, ogni verso Γ¨ un aggrapparsi a qualcosa che ci sfugge, che perdiamo ogni istante, nel tentativo di salvarne un brano, un brandello, di afferrarne un lembo e tenere stretto tra le mani quel residuo di vita, in un procedimento analogo a quello della fotografia.
Ma se il dolore puΓ² costituire un acceleratore della produzione poetica, o anche solo un movimento di facilita zione, perchΓ© non puΓ² esserlo anche la gioia? Il sentimento alla base delle Foglie d’erba di Whitman non Γ¨ forse la gioia? «La sua “occupazione favorita”, – scrive lo psichiatra canadese R.M. Bucke, autore di un libro sul poeta – era quella di andare girovagando o oziando all’aperto, solo, guardando l’erba, gli alberi, i fiori, gli effetti di luce, i vari aspetti del cielo, ascoltando gli uccelli, i grilli, le rane canterine, e i mille suoni della natura». E possiamo forse tralasciare l’amore come sentimento catalizzatore di versi? E qualsiasi altro sentimento, compresa la paura, la rabbia, l’odio, la vendetta?
Leggi l'intervento completo di PAOLO POLVANI su:
.png)

Commenti