Gianni Antonio Palumbo sulla Poesia nel primo quaderno di Polveri
HA PIÙ POTERE LA CETRA DI ORFEO CHE LA CLAVA DI ERCOLE Non è necessario che la poesia si riproponga artatamen te un fine di utilità. Sua è quell’eterogenesi dei fini per cui, nell’epoca – scriveva Pascoli – che vedeva rotolare, «per il vano circolo della passione, le quadrighe vertiginose», un poeta, Parthenias, ossia Virgilio cantò per cantare, per ché sentiva che «sopra le fiere e i mostri aveva ancor più potere la cetra di Orfeo che la clava d’Ercole»10. Eppure, quel “canto per cantare” ebbe l’energia di additare, nel momento storico dell’inesausta corsa al potere, la bellezza delle humiles myricae e di esprimere l’aspirazione alla pace nel sorriso di un bambino che accoglie i genitori ed è da loro armoniosamente accolto. Ma qual è questa poesia che nella sua apparente inutilità si rivela utilissima? È e può essere ancora la poesia civile? Per comporre poesia civile non è necessa rio sguinzagliare le bighe della retorica. Inneggiare alla deposizione di ogni conf...