Gianni Antonio Palumbo sulla Poesia nel primo quaderno di Polveri

 HA PIΓ™ POTERE LA CETRA DI ORFEO CHE LA CLAVA DI ERCOLE

Non Γ¨ necessario che la poesia si riproponga artatamen te un fine di utilitΓ . Sua Γ¨ quell’eterogenesi dei fini per cui, nell’epoca – scriveva Pascoli – che vedeva rotolare, «per il vano circolo della passione, le quadrighe vertiginose», un poeta, Parthenias, ossia Virgilio cantΓ² per cantare, per chΓ© sentiva che «sopra le fiere e i mostri aveva ancor piΓΉ potere la cetra di Orfeo che la clava d’Ercole»10. Eppure, quel “canto per cantare” ebbe l’energia di additare, nel momento storico dell’inesausta corsa al potere, la bellezza delle humiles myricae e di esprimere l’aspirazione alla pace nel sorriso di un bambino che accoglie i genitori ed Γ¨ da loro armoniosamente accolto.


Ma qual Γ¨ questa poesia che nella sua apparente inutilitΓ  si rivela utilissima? È e puΓ² essere ancora la poesia civile? Per comporre poesia civile non Γ¨ necessa rio sguinzagliare le bighe della retorica. Inneggiare alla deposizione di ogni conflitto, raccontare di case distrutte e di bambini dall’infanzia lacerata finisce non di rado con l’avere quel sapore allotrio discaro – non sempre a torto – a Benedetto Croce. Hanno piΓΉ vigore di tutte le geremiadi passate e presenti e si incidono con maggior forza nel cuore l’«armonica guasta nell’ora / che abbuia» della montaliana Dora Markus o, dello stesso autore, la «nuvola bianca delle falene impazzite» della Primavera hitleriana che, sΓ¬, hanno la capacitΓ  e il vigore di iconizzare l’insensatezza di un’epoca intera. 

E quanti poeti, tra loro ricorderΓ² Sannazaro, nella sua prosa Alla Sampogna ch’Γ¨ pura Poesia, sono riusciti a esprimere meglio di chiunque altro il senso della crisi che induce ad ammutolire per il dolore: «secchi sono i nostri lauri; ruinato Γ¨ il nostro Parnaso; le selve son tutte mutole; le valli e i monti per doglia son divenuti sordi. Non si trovano piΓΉ ninfe o satiri per li boschi; i pastori han perduto il cantare»? (I. Sannazaro, Arcadia, introduzione e commento di C. Vecce, Roma, Carocci, 2013, p. 327).

La poesia sarΓ  sempre utile, a patto che sia tale. PerchΓ© dove «c’Γ¨ poesia autentica» – scriveva Della Volpe – c’Γ¨ sempre «veritΓ  sociologica» e ancora «rappresentazione simbolico-polisensa (…) di una realtΓ  storica e sociale» (G. Della Volpe, Critica del gusto, Milano, Feltrinelli, 1979, p. 218).

CosΓ¬ Giuseppe Conte nel recuperare il mito condensava un desiderio di purezza, quasi di primigeneitΓ ; Guido Oldani, nel suo “Realismo Terminale”, sostituendo alle persone gli oggetti mostra la disumanizzazione cui siamo andati scientemente incontro; Umberto Fiori, nei suoi cani e nelle sue creature urlanti, ci ha additato la nostra realtΓ  di persone che – per superare l’incomunicabilitΓ  che le divide – sono pronte a gridare – ciascuna piΓΉ forte – il proprio Verbo incarnato. 


Leggi l'intervento completo di GIANNI ANTONIO PALUMBO su:

AA. VV., SULLA POESIA. Quaderno Primo, (prefazione di Lino Angiuli)
Tabula fati, Chieti, 2026

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