Alfredo Pérez Alencart sulla Poesia nel primo quaderno di Polveri

 APPROCCI ALLA DEA AMBRATA, LA POESIA

Alfredo Pérez Alencart è poeta ispano-peruviano e professore presso l’Università di Salamanca in Spagna dal 1987. È stato segretario della Cattedra di Poetica “Fray Luis de León” presso l’Università Pontificia di Salamanca (fra il 1992 e il 1998), ed è direttore responsabile, dal 1998, degli “Encuentros de Poetas Ibero-americanos”. 


Comincerò col dire che la Poesia è una lezione di Vita e una zattera di salvataggio per lo Spirito di ogni essere umano inserito in un mondo materialista dove non esiste un’unica ricetta affidabile contro il disagio esistenziale. La poesia (una buona poesia, intendo) è possibile che non risolva nulla, ma offre il suo impulso ai dubbi e alle certezze, alle gioie e alle afflizioni, ai desideri e alle altre contingenze che assediano l’io e convivono con il sé di ognuno di noi.

La poesia racchiude tutto ciò che riguarda la parte più intima dell’uomo, ciò che si conosce e ciò che si deve ancora scoprire, ad esempio, riguardo al cervello o ai sogni. La sua forza sta nel mistero di ciò che si intravede o nella potenza di alcuni versi o strofe gravide di una certa linfa poetica che vivifica o ravviva. Sigmund Freud, che ha passato la sua vita a cercare di svelare alcuni dei mi steri contenuti nel corpo e nell’anima dell’uomo, alla fine ha dovuto ammettere che laddove lui cercava di aprire nuove linee di psicoanalisi, un poeta aveva già percorso quei sentieri oscuri.

E se parliamo del suo valore nel mercato letterario, dobbiamo concordare con la gente comune: nessuno. Tuttavia, un risultato così conclusivo nasconde un’evidenza inoppugnabile, almeno per chi conosce il valore non monetario della parola decantata, di quei pochi lemmi che generano migliaia di immagini e storie in chi le ascolta o le legge.

Mi viene in mente ciò che disse il romanziere sudafricano J. M. Coetzee, pochi giorni dopo aver vinto il Premio Nobel per la letteratura nel 2003: «Il mio sogno d’infanzia 83 era quello di essere un poeta. Oggi ormai è troppo tardi». Questa è una chiara dimostrazione di quanto sia difficile diventare un Poeta, con la P maiuscola. Vale la pena ricordare che Coetzee è un romanziere che, come lettore, non si è mai svincolato dalla poesia. In un’intervista, alla domanda su cosa un romanziere può imparare da un poeta, ha risposto: «Ogni verso di una buona poesia ha di solito dietro di sé il peso di un forte sentimento e di un pensiero accurato. Il romanziere può imparare dal poeta a concentrare e intensificare il sentimento e il pensiero che mette nella sua prosa».

È chiaro, no? Coetzee si riferisce al less is more, ma sta anche seguendo, forse senza saperlo, il credo poetico di Miguel de Unamuno, la cui prima quartina inizia così: «Pensa il sentimento, senti il pensiero; / che i tuoi canti abbiano nidi sulla terra, / e che, quando s’alzano in volo verso il cielo, / non si perdano dietro le nubi».


Leggi l'intervento completo di ALFREDO PÉREZ ALENCART su:

AA. VV., SULLA POESIA. Quaderno Primo, (prefazione di Lino Angiuli)
Tabula fati, Chieti, 2026

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