Giuseppe Langella sulla Poesia nel primo quaderno di Polveri

 LA SINDROME DI NESSUNO E LE COLPE DEI POETI

La penosa marginalitΓ  di cui soffre da tempo la poesia, specialmente nei paesi piΓΉ contaminati dal bombardamen to mediatico, dalla frenesia degli impegni e dalla sirena dei consumi, Γ¨ un fatto tristemente assodato e i poeti, naturalmente, se ne dolgono, denunciando la progressiva espulsione di essa dall’industria culturale e la loro imba razzante perdita di visibilitΓ  e di ruolo. Non c’Γ¨ evento poetico da cui non si levi un coro sdegnato di lamenti. Di fronte al muro d’indifferenza contro cui s’infrange la loro legittima aspirazione a vedersi riconosciuti un credito e un mandato sociale, essi non esitano a far sedere sul banco degli imputati i lettori che non leggono piΓΉ, gli editori che chiudono o lasciano languire le collane di poesia, i distributori che non fanno circolare le novitΓ , i librai che non tengono o nascondono le opere di poesia nel piΓΉ defi lato degli scaffali, i critici distratti e negligenti che non si curano dei poeti, gli autori dei talk show che promuovono solo i best seller e quanti altri attori e mediatori entrano a vario titolo nella grande macchina dell’industria culturale, compresi gli organi di informazione, gli enti pubblici e privati, le biblioteche, la scuola, l’universitΓ , coinvolti, a torto o a ragione, nell’accusa di inadempienza e di ottu sa insensibilitΓ . E protestano contro questo sistematico sabotaggio, contro questa malevola congiura del silenzio, che condanna la poesia alla clandestinitΓ .

La situazione che si Γ¨ venuta a creare Γ¨ semplicemente paradossale: mai le quotazioni in borsa della poesia erano scese tanto in basso come oggi che essa puΓ² vantare un esercito sterminato, non diciamo di devoti che la leggono, ma sicuramente di officianti che la praticano. CiΓ² conferma, se non altro, che la poesia, smentendo le piΓΉ sinistre previsioni, continua ad essere un bene necessario, che i tempi nefasti e brutali in cui ci troviamo non ne hanno spento la fiamma, semmai l’hanno rinvigorita. 

Al tempo stesso, perΓ², il febbrile attivismo delle maestranze, ossessionate dalla ricerca spasmodica di un po’ di visibilitΓ , Γ¨ la spia di un malessere che si Γ¨ venuto progressivamente acuendo negli ultimi decenni, generando quella che potremmo definire la sindrome di nessuno, ovvero il sentimento pervasivo e frustrante dell’irrilevanza, del messaggio che nessuno ascolta. Altro che l’angoscia dell’influenza registrata a suo tempo da Harold Bloom, psicosi assai diffusa tra gli autori del Novecento! L’angoscia che perseguita i poeti della nostra epoca Γ¨ tanto piΓΉ radicale: dipende dal sentirsi, nemmeno esclusi ed emarginati o messi a tace re, che sarebbe pur sempre una prova di esistenza, ma proprio ignorati, cancellati dal casellario dei viventi. Il senso di frustrazione diventa poi tanto piΓΉ forte nel mare magnum di una civiltΓ  mediatica in eruzione continua di messaggi: essere ridotti al silenzio in mezzo al baccanale; non riuscire, fra tanto frastuono, a far sentire la propria voce, come negli incubi peggiori.

A tanti poeti, magari, per consolarsi dall’afflizione dell’oscuramento, tornerΓ  comodo prendersela col destino baro e dipingersi vittime innocenti di un sistema che li ha licenziati perchΓ© non sa piΓΉ che farsene di loro e dei loro versi. Ed Γ¨ innegabile, d’altronde, che nella loro ana lisi della situazione, con le debite eccezioni e i necessari distinguo, c’Γ¨ molto di vero. Non son piΓΉ i tempi in cui la poesia correva di bocca in bocca, corteggiata dai prΓ¬ncipi, cantata nei teatri, affissa alle colonne o declamata nelle piazze. Ma siamo proprio sicuri che i poeti non abbiano nulla da rimproverarsi, che non abbiano dato alimento essi stessi alla scomparsa della poesia dai radar dell’at tenzione sociale?


Leggi l'intervento completo di GIUSEPPE LANGELLA su:

AA. VV., SULLA POESIA. Quaderno Primo, (prefazione di Lino Angiuli)
Tabula fati, Chieti, 2026

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