Pasquale Vitagliano scrive de "Gli esodi, gli esili" di A. P. Alencart sul litblog "La poesia e lo spirito"
Sul litblog La poesia e lo spirito, fondato da Fabrizio Centofanti, il poeta e critico pugliese Pasquale Vitagliano dedica a Gli esodi, gli esili di Alfredo PΓ©rez Alencart le sue 20 righe (per niente) facili.
«Quando finisce il viaggio?» Comincio dall’Epilogo per introdurre queste righe su Gli esodi, gli esili (Tabula Fati, 2025) di Alfredo PerΓ©z Alencart, tradotto da Vito Davoli.
La domanda, infatti, legittima questo intenso poema sulla migrazione, drammatica ed epocale vicenda storica che genera una condizione esistenziale. Da qui il titolo, all’esodo di popoli fa da contrappunto l’esilio, che nasce individuale. «Quando i sogni non si allungano piΓΉ». Questo Γ¨ il punto terminale. Che coincide con la vita stessa. PerchΓ© se siamo vivi sogniamo. Sogniamo le nostre paure. Oppure ciΓ² che desideriamo. E l’oggetto dei nostri desideri Γ¨ generato dalle nostre condizioni di vita materiale.
PerΓ©z Alancart, poeta ispano-peruviano, canta l’epopea di tutti coloro che sono dovuti partire per migliorare la loro vita. Hanno dovuto abbandonare la propria terra per cercare approdi incerti ma aperti al cambiamento. So che in questa diaspora si ha il cuore in frantumi. La poesia ci restituisce completamente la dimensione epica e universale del viaggio come erranza. Solo la miopia della cronaca puΓ² trascurare quanto il dramma delle migrazioni delimiti una vicenda nella quale tutta l’umanitΓ Γ¨ immersa, senza alcuna deroga o esenzione. «Diverse migrazioni ti seguono con i loro occhi/ invisibili/ casomai al tuo passaggio rinascessero semi/ in villaggi un tempo abbandonati».
Infine, dentro il corpo del migrante fermenta lo stato di straniero. Chi non ha mai sperimentato questa condizione? Ogni essere umano Γ¨ stato gettato sulla terra senza difese. Siamo tutti stranieri. Dunque, ognuno puΓ² condividere l’esperienza della migrazione. «Il mondo ti rende straniero ovunque tu vada,/ ti estirpa dal suo ombelico». Anche questa transizione il poeta la restituisce con lucentezza. Senza estetismi, con la coscienza che non ci rende codardi ma ci sprona. Del resto, egli Γ¨ un esule per elezione.
Il canto del poeta, tuttavia, non Γ¨ mai funebre. NΓ© si confonde con quello delle sirene. Canta l’allegria non dei naufraghi ma dei fondatori di civiltΓ . Mondo Nuovo per sempre. Γ un canto che cerca il suo popolo.
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Di seguito il testo della recensione di Vitagliano in lingua castigliana.
«Quando finisce il viaggio?». Comienzo por el EpΓlogo para introducir estas lΓneas sobre Los Γ©xodos, los exilios (Tabula Fati, 2025) de Alfredo PΓ©rez Alencart, traducido por Vito Davoli.La pregunta, de hecho, legitima este intenso poema sobre la migraciΓ³n, una vicisitud histΓ³rica dramΓ‘tica y epocal que genera una condiciΓ³n existencial. De ahΓ el tΓtulo: al Γ©xodo de los pueblos le hace contrapunto el exilio, que nace como experiencia individual. «Quando i sogni non si allungano piΓΉ». Este es el punto final. Que coincide con la vida misma. Porque si estamos vivos, soΓ±amos. SoΓ±amos con nuestros miedos. O con lo que deseamos. Y el objeto de nuestros deseos viene determinado por nuestras condiciones de vida material.
PΓ©rez Alencart, poeta hispano‑peruano, canta la epopeya de todos aquellos que han tenido que partir para mejorar su vida. Han debido abandonar su propia tierra para buscar arribos inciertos pero abiertos al cambio. SΓ© que en esta diΓ‘spora el corazΓ³n queda hecho pedazos. La poesΓa nos devuelve plenamente la dimensiΓ³n Γ©pica y universal del viaje como errancia. Solo la miopΓa de la crΓ³nica puede pasar por alto hasta quΓ© punto el drama de las migraciones delimita una vicisitud en la que toda la humanidad estΓ‘ inmersa, sin ninguna dispensa ni excepciΓ³n alguna. «Diverse migrazioni ti seguono con i loro occhi/ invisibili/ casomai al tuo passaggio rinascessero semi/ in villaggi un tempo abbandonati».
Por ΓΊltimo, dentro del cuerpo del migrante fermenta el estado de extranjero. ¿QuiΓ©n no ha experimentado alguna vez esta condiciΓ³n? Todo ser humano ha sido arrojado a la tierra sin defensas. Somos todos extranjeros. Por lo tanto, cada uno puede compartir la experiencia de la migraciΓ³n. «Il mondo ti rende straniero ovunque tu vada,/ ti estirpa dal suo ombelico». TambiΓ©n esta transiciΓ³n el poeta la restituye con claridad. Sin esteticismos, con una conciencia que no nos vuelve cobardes sino que nos impulsa. Al fin y al cabo, Γ©l es un exiliado por elecciΓ³n.
El canto del poeta, sin embargo, nunca es fΓΊnebre. Ni se confunde con el de las sirenas. Canta la alegrΓa no de los nΓ‘ufragos, sino de los fundadores de civilizaciones. Mundo Nuevo para siempre. Es un canto que busca a su pueblo.
Pasquale Vitagliano
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