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Le "Scomposizioni di Mauro Macario lette da Miro Renzaglia

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In Scomposizioni Mauro Macario manomette le parole e rivolta contro il presente la lingua degli apparati. Tra ribellione, memoria, teatro e lutto, il verso continua proprio quando confessa di non bastare. Giร  il titolo indica il metodo. In Scomposizioni Mauro Macario apre e manomette le parole, poi le rimette in circolo con qualcosa che prima non contenevano. Gli oligarchi diventano «oligranchi»; l’anacoreta e l’anarchico si saldano in «anarcoreta»; la danza taumaturgica della madre si guasta in «traumaturgica» per una lettera sola che s’intromette. Il giudizio compare nel punto della saldatura. Macario toglie la parola al proprio uso e la costringe a significare di nuovo. Anche i titoli, del resto, obbediscono a un tic alfabetico che si interrompe e riprende: da Appartenenza a Verbale d’infrazioni , poi da Al guado a Incantesimo . In superficie il libro accetta un ordine solo. E non sempre. Sotto quell’ordine di superficie agisce la lingua degli apparati . Ci sono il referto che ...