Marco Ignazio de Santis sulla Poesia nel primo quaderno di Polveri

POESIA COME AUTENTICITΓ€ E CANTO

In principio era la Forma. Per il piΓΉ grande critico letterario italiano del XIX secolo, Francesco De Sanctis, la «Forma», con l’iniziale maiuscola, Γ¨ un sΓ¬nolo inscindibile di espressione e contenuto, che si incarna nella poesia autentica. In altre parole, la Forma non va confusa con le forme estrinseche, come la lingua, la dizione, la metrica, lo stile, le figure retoriche, ecc. Il concetto desanctisiano coincide piuttosto con la «forma interiore», con un valo re totale, insomma con l’opera finita in sΓ©, frutto di un rapporto dialettico tra contenuto ed espressione sotto l’illuminazione della «fantasia».

Dalla Forma cosΓ¬ intesa non si puΓ² prescindere. La grande poesia richiede un alto tasso di letterarietΓ , una struttura ritmica caratteristica («La poesia Γ¨ la ragione messa in musica», aggiunge De Sanctis) e una peculiare modulazione dei versi. Sono i tre elementi che permettono di individuare un poeta di valore grazie alla sua incon fondibile “cifra” personale. 


D’altra parte, come sostiene Adorno, mentre il giu dizio estetico sulla validitΓ  di una “forma” artistica Γ¨ sempre relativo, in quanto soggetto ai condizionamenti di tutto ciΓ² che Γ¨ umano, la tecnica dell’opera d’arte rimane un valore invariabile, perchΓ© la tecnica non Γ¨ un mero mezzo della sua espressione, ma la modalitΓ  stessa in cui l’espressione artistica si costruisce e perdura. Dalla fusione di “pensiero” e “musica” mediante la “tecnica” nasce il canto, voce derivata dal latino cantus, che vale non soltanto “melodia”, ma anche “incantesimo”. In altri termini, il canto Γ¨ sonoritΓ  scandita e fascinazione. 

In veritΓ  la poesia, piΓΉ che spiegata, va letta. Mistero sfuggente, nasconde in se stessa le sue ragioni e motivazio ni, che sono diverse da poeta a poeta. La poesia rappresenta un mondo infinito di espressione artistica e di bellezza, non esclusa una dissacrante e spiazzante estetica del “brutto” unita a versi impeccabili oppure un’affabulazione schiacciata verso il basso mondo e redenta da una scon volgente alchimia verbale.

Se nei versi non c’Γ¨ bellezza, imprevedibilitΓ , malΓ¬a, costruzione melodica o sapiente dissonanza, non c’Γ¨ poesia. Edgar Allan Poe, che sulla teoria della versificazione la sapeva lunga, ha definito la poesia «Creazione ritmica di Bellezza». La poesia Γ¨ anche dialogo con se stessi e con gli altri o, come diceva William Butler Yeats, «Γ¨ il gesto sociale di un uomo in solitudine». Ma Γ¨ anche un viaggio conoscitivo e sperimentale verso l’ignoto, l’inesprimibile, l’inaudito, verso l’inconoscibile e l’invisibile, verso il misterioso o il quotidiano che ci sfugge.

Il poeta si trova al crocevia della ragione e della fan tasia, delle pulsioni e dei sentimenti, delle suggestioni sensoriali e della musica, del canto e del disincanto, del sacro e del blasfemo, dell’umano e del divino. Un po’ Γ¨ come Prometeo: ruba il fuoco agli dei per donarlo agli uomini. Anche se una poesia sublime puΓ² non avere destinatari («Nessuna poesia Γ¨ rivolta al lettore, nessun quadro allo spettatore, nessuna sinfonia agli ascoltatori», ammonisce Walter Benjamin), il rapporto con i lettori Γ¨ importante, perchΓ© completa il circuito della comunicazione. Una buona poesia Γ¨ un palinsesto di parole e scansioni ritmiche fiorite nella metafora, una musica infinita di sonoritΓ , riverberi, sensazioni, immagini e interpretazioni, che l’autore e i lettori o i fruitori creano e ricreano in un gioco perenne di rimandi, come le onde che s’infrangono ripetutamente sulla battigia.

 

 Leggi l'intervento completo di MARCO IGNAZIO DE SANTIS su:

AA. VV., SULLA POESIA. Quaderno Primo, (prefazione di Lino Angiuli)
Tabula fati, Chieti, 2026

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