Marta Maria Camporeale a proposito di "Sulla Poesia. Quaderno Primo"

Diciannove testi illuminanti SULLA POESIA in questo Quaderno primo. Ciascun autore, con stile e profonditΓ , ha presentato l’indissolubile legame tra corpo e anima che nutre la tradizione millenaria della poesia. Vito Davoli, Direttore della collana e curatore dell’opera, ha condensato nel titolo quel comune denominatore che fa di questo florilegio letterario una raccolta di esperienzialitΓ .

A queste affascinanti letture non voglio attribuire aggettivi: non basterebbero ad apprezzare la generosa precisione con cui ogni autore ha descritto il valore della poesia per sΓ©. Dalla prefazione di Lino Angiuli e in ogni capitolo emergono sempre nuove espansioni del pensiero e i fondamenti di una profonda resistenza alla superficialitΓ , nel rispetto dell’onestΓ  letteraria che custodisce la vera poesia.


Fuori da ogni luogo comune, ogni argomento si armonizza su come la poesia, nella sua semplice complessitΓ , permetta all’innato bisogno dell’essere umano di venir fuori dal suo silenzio, per trasformarsi da misura di mistero autentico e ricorrente, a linguaggio scritto.

L’ampio excursus sul valore della poesia si concentra sulla sua universalitΓ . E come essa attinga alle denunce sociali e alle veritΓ  filosofiche per difendere quei valori umanistici che sono patrimonio dell’umanitΓ . Ho sottolineato involontariamente di ciascun autore, un passo del testo che qui riporto integralmente:

Ali Al – Ameri: «Gli astronomi riusciranno a scoprire nuovi pianeti, lune, stelle e galassie nell’universo, mentre ci sono pianeti che sono nascosti nell’anima umana, che possono essere esplorati solo attraverso la poesia».

Mircea Cartarescu: «Rivoluzionaria, profetica e onnipotente come l’aria».

Ettore Catalano: «Γˆ un gioco, un esercizio di arte combinatoria, una geometria del linguaggio affidato a una scacchiera di cristallo».

Marco Cinque: «Nasce dal pianto e si protende alla luce».

Vittorino Curci: «La poesia non Γ¨ un divertissement ma una questione di vita o di morte».

Vito Davoli: «Γˆ compito del poeta mostrare ciΓ² che non si vede ad occhio nudo: Γ¨ suo sacro ufficio la diversitΓ ».

Marco Ignazio de Santis: «Concepisco il poeta come un uomo o una donna ai limiti della normalitΓ  […] col piΓΉ pieno abbandono all’ anelito asintotico verso la propria identitΓ  piΓΉ intima e soprattutto con il dono della parola, della divinazione».

Tania Di Malta: «In un tempo in cui la poesia Γ¨ diventata spesso una prestazione da promuovere, proporre, confezionare, ritengo che il vero gesto poetico stia nella sottrazione: dire meno, scrivere meglio, tacere quando serve. Il resto Γ¨ rumore di fondo o marketing affettivo».

Maurizio Evangelista: «Comprendere la poesia, per me Γ¨ stato ed Γ¨ tuttora uno strumento di fuga, sΓ¬, ma anche e soprattutto di incontro. Entrare nella vita di qualcun altro e scoprire la propria».

Giuseppe Langella: «La vera sfida, per un poeta, si gioca sul terreno della trasparenza, la vera grandezza consiste nell’arte di estrarre cristalli dal magma. […] Il miracolo si compie alla massima distanza, insieme, dalla banalitΓ  e dalla torbidezza».

Mauro Macario: «Penso che la poesia sia giΓ  in essere in ciΓ² che provoca prima ancora di filtrarla nelle parole».

Dante Maffia: «La parola la trovi registrata sul vocabolario […] quindi come fa a diventare il limite della poesia? PerchΓ© resta sillabe morte allineate accanto per fermare l’idea d’una cosa ed Γ¨ un fatto,ma per realizzare la poesia le sillabe si devono aprire, devono rompere gli schemi, vivere, mutarsi, accendersi, abbeverarsi, diventare , seppure per un attimo, luce accecante, ombra e strascico, perdita e conquista di senso e di non senso, viaggio nell’interno, visione, catarsi».

Daniela Marcheschi: «Io credo che questa sia la grande verifica: la lettura ad alta voce, il dire a voce spieg ata. L’ ascolto attento. Una caduta di ritmo indebolisce necessariamente anche il significato, perchΓ© il testo perde in coesione sonora e di significazione; non regge piΓΉ».

Gianni Antonio Palumbo: «L’intendente di poesia Γ¨ chi si arresta, pensoso,dinanzi all’improvviso manifestarsi di un operoso mistero. PerchΓ©, pur con tutto il suo bagaglio tecnico e le sue matrici filosofiche ( laddove non Γ¨ debole aggregazione di immagini ed effetti verbali, oggi purtroppo ancora fortemente di moda), la poesia stessa Γ¨ mistero, come lo Γ¨ quest’umanitΓ ».

Alfredo PΓ©rez Alencart: «ComincerΓ² col dire che la Poesia Γ¨ una lezione di Vita e una zattera di salvataggio per lo Spirito di ogni essere umano inserito in un mondo materialista dove nonesiste un’unica ricetta affidabile contro il disagio esistenziale».

Paolo Polvani: «Quindi non sono i sentimenti all’origine dei versi, ma le esperienze legate ai sentimenti».

Adam Vaccaro: «La poesia Γ¨ un albero di cuori, Cuore come centro di una qualche entitΓ  o area mentale individuabili».

Pasquale Vitagliano: «La poesia Γ¨ un habeas corpus. È una forma di garanzia e difesa contro la colonizzazione cibernetica dell’immaginario. La parola Γ¨ l’estrema difesa della nostra integritΓ . Una resistenza all’alienazione della nostra identitΓ ».

Daisy Zamora: «La poesia Γ¨ sconfinata come il mare, sorprendente come un miracolo e affascinante come un mistero».

Come sa essere imperturbabile ogni singolo concetto, quando nasce dall’esperienza e dall’immagine profonda del pensiero.

Marta Maria Camporeale


AA. VV., SULLA POESIA. Quaderno Primo, (prefazione di Lino Angiuli)
Tabula fati, Chieti, 2026

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