Frammenti d'amaro calice nelle "Scomposizioni" di Mauro Macario lette da Adam Vaccaro
Negli eserghi c’Γ¨ una citazione di Cesare Pavese, “Solo ciΓ² che Γ¨ trascorso o mutato o scomparso ci rivela il suo volto reale”, cui segue un’altra di Robert Walser: “La delusione non si scorda mai”.
Il libro ci immerge quindi in un corpo a corpo, con coraggio privo di schermi consolatori, nelle ferite, piccole e grandi, che la vita ci lascia nel suo scorrere fuori dal nostro controllo, tra delizie, illusioni e perdite. E i testi sono una sorta di anelli o tappe della propria vicenda antropologica, che pagano il conto e smentiscono il percorso di banderuola al vento nella mani di Eolo, rivendicando la responsabilitΓ delle proprie scelte, di una individualitΓ inarresa, seppure priva di ogni alone di individualismo becero: «ho tagliato il cordone ombelicale/ dal ventre sociale/…/ svestito di ogni addobbo precotto/… / senza legittimare nessun capobranco/ solo davanti ai giganti», (LA FILIERA DI PROTEO, p.13).
Ma da dove nasce questa che sembra una fuga ignobile dal campo di battaglia, di eretico disertore? La risposta c’Γ¨ giΓ in quell’esergo di Pavese. E la domanda nella domanda Γ¨: qual Γ¨ la genesi di questa delusione? Domanda cui il libro dΓ una risposta che non investe l’Autore, ma milioni di contemporanei, per cui sta qui la cucitura del paradosso apparente di una individualitΓ priva di individualismo. La scelta di “tagliare il cordone ombelicale” Γ¨ scelta di vita e non di viltΓ , ed Γ¨ di rivendicazione di un altro orizzonte e contesto sociale. La fuga non Γ¨ diserzione ma asserzione, di un bisogno “indimenticabile…della felicitΓ ” di un campo di interscambi di ricchezza vitale, rispetto a un campo di morte, quale Γ¨ quello servito dai poteri dominanti, ricoperto di menzogne e glasse retoriche, altrettanto violente delle armi con cui vengono squartati nemici, tra i quali bambini, entro una giostra di orrori gestita da chi rivendica di avere nelle mani lo scettro del diritto e di una superioritΓ etnica, eletta da Dio.
Questo libro Γ¨ necessario, nel suo fare scomposizioni di parole e formule espressive, non per giochi verbali, ma per ricostruire sensi umani. E l’ultimo suo testo ne Γ¨ un esemplare reperto, con una incisione spietata della ignominia teocratica e antiumana, che intanto l’umanitΓ subisce: «Erode/ fece uccidere tutti i bimbi maschi/ Netan Yahu/ ha incluso anche le femmine/ da ragioniere pignolo/ ha completato l’elenco/ Γ¨ questione di coscienza professionale/ uno sterminio non Γ¨ tale/ se si esclude una parte della popolazione/ per ogni reclamo si puΓ² scrivere/ a Netan. Yahu. Israel», (I CONTI TORNANO, p. 73)
Rabbia, denuncia, rigetto, sarcasmo sono i registri maestri che dettano il testo, con una chiusa geniale che frammenta, ma non riduce, moltiplica e colloca i sensi nella cornice del progressismo tecnologico, anch’esso arma di dominio mentale e sociale nelle mani dei macellai del campo di morte in cui siamo. Campo in cui l’Autore ritrova fratelli invisi (bili) alle piazze virtuali, che fanno da corona alla festa di una hybris progressista che gli strali leopardiani, giΓ 250 anni fa, irridendo, ne cantavano le magnifiche sorti e progressive.
Questo richiamo del Faro Leopardi non Γ¨ casuale, chΓ© nel libro gli Γ¨ dedicato il testo, nato da una visita nella sua Casa natale, in cui calpestando quei pavimenti la luce e l’intelligenza del cuore diventano accecanti, l’immenso ci tocca e la sacralitΓ della vita piΓΉ alta «ci cambia le misure umane/ sono io a essere piccolo/ dovevo venire qui per saperlo», (CASA LEOPARDI, pp 48-49).
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M. MACARIO, Scomposizioni, Tabula fati, Chieti, 2026


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