Francesco Sassetto interviene sulle "Scomposizioni" di Mauro Macario
Queste righe vogliono restituire a Mauro Macario, gigantesco Poeta e amico fraterno (Scomposizioni mi Γ¨ giunto in dono alcuni giorni fa, accompagnato da un’affettuosissima e commovente dedica) il debito contratto con lui, in termini di vicinanza umana e di fare poetico.
Da anni (penso alle potenti raccolte Le trame del disincanto, all’autoantologia Il culto del disordine, tanto per citarne due tra le piΓΉ materialmente “corpose”) la poesia di Mauro Γ¨ stata per me un “modello”, un punto di riferimento nell’indicare una via, un modus poetandi che solo i veri Maestri sanno trasmettere.
Anche in quest’ultima opera – lucidissima la Presentazione di Anna Leone - si ritrovano alcuni caratteri fondanti la poetica di Macario, il suo modus esemplare di fare poesia: «e io scrivo ancora poesie / ma non mi attardo / sul cinguettΓ¬o degli uccelli / o sui gerani ai balconi / vorrei dare / suono odore fiele / alle efferatezze umane». E dunque «scavare / scavare tutta la vita / cercare un senso sepolto». Ed i suoni, i ritmi, ora franti ora distesi e narrativi, i linguaggi adottati dal Nostro – attinti dalle piΓΉ varie discipline, dalla medicina alla tecnologia, all’antropologia – la varietΓ di toni e di registri linguistici – che spaziano dall’ironia al sarcasmo piΓΉ feroce, alla tenerezza malinconica ed elegiaca, dipingono un affresco bruciante e dolente del mondo contemporaneo, articolato tra vicende private e sferzanti fotogrammi di un tempo in cui la ferocia neoliberista ha stravinto, riducendo l’umano ad un avvilente e obbediente alieno che digita sullo smartphone e invia «messaggi / a gente volata in cielo».
Questo il desolato panorama odierno, analizzato, indagato da Mauro qui e in tutta la sua opera. E se il Poeta si sente oggi «un piccolo uomo / spaventato dalla vita», specie ora che percorre «un’autostrada senza casello d’uscita», tuttavia l’animus che nutre questi non Γ¨ mai arreso, anzi, siamo di fronte ancora ad una poesia tesissima che non segue «nessun capobranco» (come scrive nel testo in Incipit), una poesia profondamente umana, che si arma di “un linguaggio carnale”, per «ascendere / dal ventre alla bocca». Dove risuona l’eco dell’amato Leopardi, il desiderio di costruire una poesia materiale e lirica, che metta a fuoco dolori, delusioni, rabbie e illusioni di una vicenda antropologica, personale e collettiva, cosΓ¬ densa e intensa da dover leggere e rileggere piΓΉ volte ogni testo. Poeta come “confortatore e combattitore”, scriveva, appunto, il recanatese: non Γ¨ forse questa la piΓΉ autentica, profonda pulsione di chi scrive versi?
Memorabili e terribili, a titolo d’esempio, le liriche dedicate a Gaza, al genocidio in atto, dover «vedere i carnefici di Auschwitz / rifondarsi in Israele / e risentire a Gaza / l’urlo di Munch». O, ancora, in Explicit, il pugno allo stomaco de I conti tornano: «Erode / fece uccidere tutti i bimbi maschi / Netanyahu / ha incluso anche le femmine / da ragioniere pignolo» […] perchΓ© «uno sterminio non Γ¨ tale / se si esclude una parte della popolazione».
Un Grazie di cuore, dunque, a Mauro Macario per la sua inesausta volontΓ di denuncia e resistenza, per queste Scomposizioni tanto preziose e necessarie.
Francesco Sassetto
M. MACARIO, Scomposizioni, Tabula fati, Chieti, 2026
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