Lo scrittore e regista Leandro Castellani legge le "Scomposizioni" di Mauro Macario

Scomposizioni mi Γ¨ giunta, piΓΉ di una settimana fa, impreziosita da un’affettuosa dedica dell’autore, l’ultima raccolta poetica del mio amico Mauro Macario. Se per divorarla Γ¨ bastato un giorno ce ne sono voluti assai di piΓΉ per rileggerla ancora, meditarla e farsene conquistare e assorbire, tanto la poesia di Mauro Γ¨ fatta di parole semplici ma complesse nella loro pregnanza.


Figlio del mio primo idolo, il grande personaggio e attore comico Macario che ebbi la fortuna e il privilegio di avere come mio interprete in anni molto inoltrati, Mauro ha vissuto un’esistenza creativa per qualche verso parallela alla mia: regista, innamorato di cinema e televisione, scrittore. Una vita inquieta. A me ha fatto riscoprire la poesia come una irruente ed inquieta rivoluzione, in anni in cui mi ero rassegnato – dopo averne abusato in testi e racconti umoristici e programmaticamente divertenti – a considerarla e “vederla in giro” come fuga irenica e leziosa dalla realtΓ . Vi ritrovavo le parole del presente e della mia storia ma scandite e inverate nell’ansiosa, direi drammatica, ricerca di un senso, sulla tavola imbandita dell’esistere. 

Poesia non giΓ  come fuga dal mondo ma impegno coraggioso nell’affrontare il presente, la nostra storia di uomini alla ricerca e forse in lotta: parole strappate al caduco e sublimate nella ricerca “del senso”. Vi ritrovavo i miei amori, la Francia con i suoi poeti “maledetti.” e un cinema fatto quasi per sbaglio.

Potete capite come mi ci sia voluta oltre una settimana per riflettere e meditare su queste sue Scomposizioni, raccolta poetica egregiamente definita dalle parole di Anna Leone, sua preziosa prefatrice: «Diario lirico politico e metafisico, attraversa il nostro tempo con lo sguardo disilluso e feroce di chi ha varcato molte soglie».

Come non farmi travolgere da La filiera di Proteo, cosΓ¬ somigliante a un mio involontario autoritratto «...ho lasciato la mischia alle spalle / ho tagliato il cordone ombelicale / dal ventre sociale…» ? Come non commuoversi e consumarsi assieme al mio poeta: «La vita per quanto vissuta / Γ¨ un’occasione persa…»? Ma astenendosi da un “piangere” superfluo quanto inutile: «...nessun legame Γ¨ per sempre / anche il sogno ha una sua fisiologia…». Tu ed io, entrambi al guado: «Scavare / scavare tutta la vita / cercare un senso sepolto / come una talpa cieca / un cane affamato di ossi…».

Ma ritengo sia tempo di chiudere questo mio modesto “grazie!” che ti spedisco via Internet, anche se avrei voluto indugiare oltre sulla toccante tenerezza che connota i tuoi versi su tuo padre, sul tuo Pollicino perduto, sulla tua sposa. E sullo “spleen” della vecchiaia, «un’autostrada senza casello d’uscita» lungo la quale spero e sogno d’incontrarti.

Leandro Castellani


M. MACARIO, Scomposizioni, Tabula fati, Chieti, 2026


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