La poesia, la lotta, l'eresia, la disobbedienza nelle "Scomposizioni" di Mauro Macario lette da Nicola Vacca
«Scavare / scavare tutta la vita / cercare un senso sepolto / come una talpa cieca / un cane affamato di ossi / un rabdomante di lacrime / sotto la crosta terrestre / fino ad arrivare alla mia lapide / senza sapere che verso scegliere / lasciarne uno qualunque / a un visitatore distratto / poi decidere di essere solo polvere / cancellare ogni trappola illusoria / quasi l’esistenza fosse l’ultima».
Mi hanno colpito subito questi versi leggendo Scomposizioni di Mauro Macario. Il poeta così si presenta e ci dice subito dove sta la sua poesia: Macario come Caproni scava nel muro della terra, vede con disincanto e lucidità le macerie, scrive non dimenticando mai di essere poeta di carne e sangue.
Macario Γ¨ un poeta che con le parole ha deciso di lottare, ogni suo verso Γ¨ un dardo che si scaglia contro questo nostro tempo in preda alle convulsioni della decadenza e dell’omologazione culturale. «Macario – scrive Anna Leone nella prefazione – si conferma come uno degli ultimi poeti della disobbedienza, della fedeltΓ al sogno e alla parola come atto indispensabile».
Scomposizioni Γ¨ il libro di un poeta che non ha paura di indignarsi e in un faccia a faccia con l’essere del proprio tempo guarda negli occhi la sua catastrofe, chiamando con coraggio le cose con il loro nome.
Negli immeditati dintorni della contemporaneitΓ Macario interviene con la poesia sui drammi dell’oggi: potenti i suoi versi di denuncia sul genocidio di Gaza: «Erode / fece uccidere tutti i bambini maschi / Netanyahu / ha incluso anche le femmine / da ragioniere pignolo / ha completato l’elenco / Γ¨ questione di coscienza professionale / uno sterminio non Γ¨ tale / se si esclude una parte della popolazione/ per ogni reclamo si puΓ² scrivere / a Netan. Yahu. Israel».
Contuna a leggere il testo completo su Zona di Disagio a questo link:
M. MACARIO, Scomposizioni, Tabula fati, Chieti, 2026
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