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Maurizio Evangelista sulla Poesia nel primo quaderno di Polveri

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 LA POESIA COME ATTO DI PRESENZA: UNA FORMA DI INCARNAZIONE DELL’ALTRO Lo sguardo che la sensibilità alla scrittura ci offre è una possibilità reale di comunicazione. È un varco, un passaggio attraverso cui l’individuo, pur nella solitudine del proprio spazio di lavoro — una scrivania, un letto disfatto, una panchina di città o il sedile traballante di un treno — riesce ad abitare un altrove condiviso. Si è soli forse solo nella condizione fisica, materiale, del gesto della scrittura. Ma un attimo dopo, nel momento stesso in cui la parola si fa concreta, viva, e prende corpo sulla pagina, il proprio mondo si popola: di volti e voci, ma soprattutto di vite. La poesia accoglie e mescola l’identità dell’autore con quella degli altri, in uno scambio continuo di personalità e avvenimenti, di esperienze e visioni. Questa vocazione al dialogo profondo è qualcosa che ho imparato a poco a poco, affidandomi alla parola giorno dopo giorno, mentre costruivo la mia storia. Fin da...

Paolo Polvani sulla Poesia nel primo quaderno di Polveri

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 IL FASCINO DELLA POESIA STA NEL MISTERO: UNA PASSIONE E UNA GIOIA Il fascino della poesia sta nel mistero, nella sua inaf ferrabilità: per quanto ci si sforzi di cercare definizioni adeguate, ogni risultato è provvisorio, manchevole, la poesia sfugge come un’anguilla ad ogni tentativo di de limitare un perimetro, di prospettare una dimensione definitiva, così finisce che ogni sforzo proceda sulla via delle negazioni: non è poesia questo, quest’ altro non si fa, astenersi dal, questa strada è sbarrata, questo è vietato, se fai così non è poesia, guardati bene dal…   Un procedimento che mi ricorda le trentaquattro negazioni usate per definire il Budda:  Il suo corpo non è né esistenza né non esistenza; non è né causa né effetto, non se stesso né un altro; non quadrato né rotondo, non corto né lungo; non ascendente né calante, non nascita né morte; non creazione né apparenza né artefatto; non seduto né sdraiato, non in movimento né fermo E così di seguito fino...

Gianni Antonio Palumbo sulla Poesia nel primo quaderno di Polveri

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 HA PIÙ POTERE LA CETRA DI ORFEO CHE LA CLAVA DI ERCOLE Non è necessario che la poesia si riproponga artatamen te un fine di utilità. Sua è quell’eterogenesi dei fini per cui, nell’epoca – scriveva Pascoli – che vedeva rotolare, «per il vano circolo della passione, le quadrighe vertiginose», un poeta, Parthenias, ossia Virgilio cantò per cantare, per ché sentiva che «sopra le fiere e i mostri aveva ancor più potere la cetra di Orfeo che la clava d’Ercole»10. Eppure, quel “canto per cantare” ebbe l’energia di additare, nel momento storico dell’inesausta corsa al potere, la bellezza delle humiles myricae e di esprimere l’aspirazione alla pace nel sorriso di un bambino che accoglie i genitori ed è da loro armoniosamente accolto. Ma qual è questa poesia che nella sua apparente inutilità si rivela utilissima? È e può essere ancora la poesia civile? Per comporre poesia civile non è necessa rio sguinzagliare le bighe della retorica. Inneggiare alla deposizione di ogni conf...

Tania Di Malta sulla Poesia nel primo quaderno di Polveri

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 MORTE DI UN POETA VIAGGIATORE Quando si chiede a un poeta cosa pensa della poesia oggi, del suo stato di salute, della sua funzione, si apre spesso una trappola sottile: trasformare la riflessione in una forma di autolegittimazione. Si finisce per dire, in modo più o meno elegante, che quello che faccio io ha più senso di quello che fanno gli altri . È un meccanismo diffuso, a volte involontario, ma che alimenta proprio quella logica da cui oggi la poesia dovrebbe emanciparsi: la logica del posizionamento al banco del mercato. Per questo motivo, sarebbe preferibile evitare di rispondere direttamente a queste domande. Non per sottrazione o indifferenza, ma per un preciso impegno di coerenza. Scrivere poesia civile impone il rispetto di un paradigma, di una postura chiara: dichiarare meno, dimostrare di più . Le motivazioni stanno nei testi, nelle antologie, nei saggi, nelle scelte tematiche, nel linguaggio. E i “risultati”, se ci sono, stanno sul campo, tra chi ha ...

Mauro Macario sulla Poesia nel primo quaderno di Polveri

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  LA POESIA, L’ANIMA E IL CORPO La poesia si sposa in basso Il testo che segue è l'e stratto di un’intervista a cura di Roberta Petacco all’autore Mauro Macario, dal libro L’opera nuda (Puntoacapo editrice. 2021) Penso che la poesia sia già in essere in ciò che la pro voca prima ancora di filtrarla nelle parole. È preesistente al compito in classe. Ritengo davvero intrigante la protopoesia, l’evento che la determina, quasi sempre ignoto agli altri. Avendo lavorato in gioventù fra teatro, cinema, tele visione, mi son fatto l’idea che la poesia non è una esclusi vità del mondo letterario come vorrebbero gli accademici, perché alla poesia non importa la scocca, il veicolo che s’intende usare per animarla e rappresentarla. Non è il genere che ti dà la patente. È la poesia che decide quel giorno dove andare, con chi uscire, a chi concedere la chiave d’entrata. Può essere un poeta letterario, certo, ma anche un cantautore, un regista, un pittore, uno scultore… Ferré, il mio ma...

Marco Ignazio de Santis sulla Poesia nel primo quaderno di Polveri

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POESIA COME AUTENTICITÀ E CANTO In principio era la Forma . Per il più grande critico letterario italiano del XIX secolo, Francesco De Sanctis, la «Forma», con l’iniziale maiuscola, è un sìnolo inscindibile di espressione e contenuto, che si incarna nella poesia autentica. In altre parole, la Forma non va confusa con le forme estrinseche, come la lingua, la dizione, la metrica, lo stile, le figure retoriche, ecc. Il concetto desanctisiano coincide piuttosto con la «forma interiore», con un valo re totale, insomma con l’opera finita in sé, frutto di un rapporto dialettico tra contenuto ed espressione sotto l’illuminazione della «fantasia». Dalla Forma così intesa non si può prescindere. La grande poesia richiede un alto tasso di letterarietà, una struttura ritmica caratteristica («La poesia è la ragione messa in musica», aggiunge De Sanctis) e una peculiare modulazione dei versi. Sono i tre elementi che permettono di individuare un poeta di valore grazie alla sua incon fondibile ...

Pasquale Vitagliano scrive de "Gli esodi, gli esili" di A. P. Alencart sul litblog "La poesia e lo spirito"

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Sul litblog La poesia e lo spirito , fondato da  Fabrizio Centofanti , il poeta e critico pugliese  Pasquale Vitagliano dedica a Gli esodi, gli esili di Alfredo Pérez Alencart le sue 20 righe (per niente) facili. «Quando finisce il viaggio?» Comincio dall’ Epilogo per introdurre queste righe su Gli esodi, gli esili (Tabula Fati, 2025) di Alfredo Peréz Alencart, tradotto da Vito Davoli.  La domanda, infatti, legittima questo intenso poema sulla migrazione, drammatica ed epocale vicenda storica che genera una condizione esistenziale. Da qui il titolo, all’esodo di popoli fa da contrappunto l’esilio, che nasce individuale. «Quando i sogni non si allungano più». Questo è il punto terminale. Che coincide con la vita stessa. Perché se siamo vivi sogniamo. Sogniamo le nostre paure. Oppure ciò che desideriamo. E l’oggetto dei nostri desideri è generato dalle nostre condizioni di vita materiale. Peréz Alancart, poeta ispano-peruviano, canta l’epopea di tutti coloro che sono do...

Alfredo Pérez Alencart sulla Poesia nel primo quaderno di Polveri

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 APPROCCI ALLA DEA AMBRATA, LA POESIA Alfredo Pérez Alencart è poeta ispano-peruviano e professore presso l’Università di Salamanca in Spagna dal 1987. È stato segretario della Cattedra di Poetica “Fray Luis de León” presso l’Università Pontificia di Salamanca (fra il 1992 e il 1998), ed è direttore responsabile, dal 1998, degli “Encuentros de Poetas Ibero-americanos”.  Comincerò col dire che la Poesia è una lezione di Vita e una zattera di salvataggio per lo Spirito di ogni essere umano inserito in un mondo materialista dove non esiste un’unica ricetta affidabile contro il disagio esistenziale. La poesia (una buona poesia, intendo) è possibile che non risolva nulla, ma offre il suo impulso ai dubbi e alle certezze, alle gioie e alle afflizioni, ai desideri e alle altre contingenze che assediano l’io e convivono con il sé di ognuno di noi. La poesia racchiude tutto ciò che riguarda la parte più intima dell’uomo, ciò che si conosce e ciò che si deve ancora scoprire, ...

Adam Vaccaro sulla Poesia nel primo quaderno di Polveri

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LA POESIA È UN ALBERO DI CUORI  Il testo che segue è t ratto dal volume A. VACCARO, Percorsi di adiacenza. Antologia di ricerca critica dei linguaggi della poesia e dell’arte , Marco Saya Editore 2025, pp.600-601. La poesia è un albero di cuori. Cuore come centro di una qualche entità o area mentale individuabili. Ognuno di noi ha tanti cuori, ognuno dei quali presume o pretende di essere il centro della nostra identità. Ogni parte di noi continua a reclamare questa centralità assoluta. Non solo quelle aree mentali riconducibili alle modalità operative di Io, Es, Superìo, ma anche ambiti ed esperienze della vita, quali lavoro, famiglia, amori, passioni ecc... Ne nascono inevitabili problemi per una saggia gestione del nostro insieme e della sua complessità. Ne nascono anche costi per la nostra felicità. La poesia scon fessa continuamente queste pretese e illusioni, ponendosi fuori da ogni singola centralità per tentare di restituirci il senso della totalità. Quindi ne...

Giuseppe Langella sulla Poesia nel primo quaderno di Polveri

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 LA SINDROME DI NESSUNO E LE COLPE DEI POETI La penosa marginalità di cui soffre da tempo la poesia, specialmente nei paesi più contaminati dal bombardamen to mediatico, dalla frenesia degli impegni e dalla sirena dei consumi, è un fatto tristemente assodato e i poeti, naturalmente, se ne dolgono, denunciando la progressiva espulsione di essa dall’industria culturale e la loro imba razzante perdita di visibilità e di ruolo. Non c’è evento poetico da cui non si levi un coro sdegnato di lamenti. Di fronte al muro d’indifferenza contro cui s’infrange la loro legittima aspirazione a vedersi riconosciuti un credito e un mandato sociale, essi non esitano a far sedere sul banco degli imputati i lettori che non leggono più, gli editori che chiudono o lasciano languire le collane di poesia, i distributori che non fanno circolare le novità, i librai che non tengono o nascondono le opere di poesia nel più defi lato degli scaffali, i critici distratti e negligenti che non si curan...

Daisy Zamora sulla Poesia nel primo quaderno di Polveri

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 PO/ÉTICA Originaria del Nicaragua, Daisy Zamora è stata combattente durante la rivoluzione nicaraguense; ha partecipato all’operazione di conquista del Palazzo Nazionale, sede del Congresso di Somoza, ed è stata direttrice della programmazione e annunciatrice della emittente clandestina Radio Sandino. Già viceministro della cultura del suo paese, sotto il Ministero del grande poeta Ernesto Cardenal, è fondatrice del Centro Nicaraguense degli Scrittori (CNE), dell’Associazione Nicaraguense delle Donne Scrittrici (ANIDE) e della Coalizione delle Donne in Nicaragua, è nota per la sua lotta in difesa dei diritti delle donne. La poesia è essenzialmente rivoluzionaria, perché penetra nell’essenza di ciò che accade e rivela la verità nascosta sotto l’apparenza. Inoltre, la poesia è di per sé rivoluzione, perché essendo vera, rivela qualcosa che pro duce una rivoluzione interiore in chi la legge e apporta anche contributi che rivoluzionano e arricchiscono i lin guaggi. Ma, per quanto ...

Vittorino Curci sulla Poesia nel primo quaderno di Polveri

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L’ARTE E LA POESIA SONO LE COSE VERE. IL RESTO È ILLUSIONE Di seguito dil discorso tenuto da Vittorino Curci a Mola di Bari, presso l’Accademia di Belle Arti, il 26 maggio 2023. C’è un detto di Ennio Flaiano che mi piace molto: «Ho una tale sfiducia nel futuro che faccio progetti solo per il passato». Nel mondo di oggi siamo circondati da persone che fanno progetti. Ma siccome pure io, come Flaiano, non mi fido del futuro, non cerco l’approvazione dei contem poranei o dei posteri ma mi accontento di quella dei miei maestri, di coloro che mi hanno indicato la strada della poesia: Leopardi, Ungaretti, Pavese, Char, Celan, Sereni. Sono loro che mi hanno fatto capire una cosa importante, e cioè che la poesia è una via di accesso alla realtà. Certo, lo è anche la ragione, ma in modo più limitato, perché l’uomo non è fatto soltanto di ragione. Oltretutto nel nostro tempo, nel tempo della tecnica, la ragione vie ne declinata soltanto in modo funzionale e utilitaristico. Raggiunge...

Marco Cinque sulla Poesia nel primo quaderno di Polveri

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  LA POESIA È STANCA DI NOI Di seguito l'intervento di Marco Cinque , poeta, fotografo, musicista, attivista e giornalista romano ( Il Manifesto, Le Monde Diplomatique ), a proposito della poesia, edito sul blog di Beppe Costa il 17 aprile 2023. Credo che non siano tanto le parole a definire la po esia, ma è piuttosto la poesia a definire le parole che la rappresentano. Per quanto la si studi, per quanta fine grammatica si utilizzi, per quante migliaia di idiomi si possano sapere e per quanti celebrati autori e autrici si collezionino per ostentare la propria conoscenza, tutto questo non sarà mai sufficiente per accendere quel fuoco misterioso e insondabile che esiste da ancor prima dell’av vento della parola scritta, della grammatica, dei libri. Le descrizioni, le definizioni, le etichette che si danno alla poesia sono infinite, tuttavia risultano immancabilmente inadeguate, parziali, fuorvianti, strumentali, stucchevoli, persino inutili. Spesso coloro che si defini...

Ettore Catalano sulla Poesia nel primo quaderno di Polveri

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 L’AVIDITÀ DELLO SPECCHIO Jorge Luis Borges (...) confessava di essere un lettore edonistico, «cerco emozioni», diceva. Suggeriva, discutendo del misterioso fascino dei versi danteschi, che 19 la poesia a volte può essere un sorriso o una voce perduti e noi potremmo consentire con Domenico Porzio, eccel lente autore di una introduzione alle opere di Borges, che la letteratura, per lo scrittore argentino, forse anche la poesia, aggiungo io, è un gioco, un esercizio di arte com binatoria, una geometria del linguaggio affidato a una scacchiera di cristallo. E nel 1969 sempre Borges, nel prologo a Elogio de la sombra , affermava di non credere alle estetiche, astrazioni inutili, ciò che conta è l’emozione poetica, non l’informazione o il ragionamento, come aveva già in parte anticipato nel 1930, quando affermava che, al di là di tutto, la letteratura era l’arte «che sa profetizzare quel tempo in cui sarà ammutolita, e accanirsi sulla propria virtù e innamorarsi della propria dis...

Ali Al-Ameri sulla Poesia nel primo quaderno di Polveri

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 AL MONDO SERVE CHE LA POESIA SIA IN SALUTE Di seguito un stratto, in traduzione italiana dallo spagnolo, del discorso sulla poesia tenuto dal poeta palestinese/giordano Ali Al Ameri (responsabile del World Poetry Movement Jordan ), in apertura del festival della poesia di Madellin in Colombia nel 2023.  La scena attuale del mondo è ancora oscura, l’universo è immerso in tenebre, buio, sangue e dolore. Al pari dei virus, la vecchia colonizzazione ha avuto nuove “muta zioni”. Nonostante il mondo, nel campo delle tecnologie moderne, stia assistendo a uno sviluppo fuori dal comune, i valori umani sono in costante declino (...).  Il mondo è disturbato e ha bisogno di un sanatorio di poesia per restituire all’essere umano la sua anima perduta. Si rende necessaria una fratellanza poetica tra le diverse culture, al fine di riconsiderare i più alti valori umani che vengono devastati da una globalizzazione brutale, ogni giorno più potente e penetrante. Per questi moti...

Dante Maffia sulla Poesia nel primo quaderno di Polveri

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 LA PAROLA È IL LIMITE DELLA POESIA La parola è il limite della poesia . L’amico poeta Vito Davoli ha trovato questa mia espressione a pag. 16 di Che cos’è la poesia (Pace Edizioni, Torino 2023) e mi ha invitato a chiarire, se possibile, a specificare che cosa ho voluto dire perché sembra il paradosso deviante di una trovata che comunque vuole fare pensare e riaprire la discussione sulla condizione attuale della poesia in Italia e all’estero. È indiscusso che siamo caduti in una voragine confusa e affastellata di banalità e di luoghi comuni e che la poesia è divenuta, agli occhi di molti, un giardino di roselline di cartapesta alla portata di tutti e quindi quasi impossibile da ripristinare essendo una sostanza di cui non si ha più la minima conoscenza prima perché nessuno scomoda ormai i classici e poi perché, come dice la sostituta farmacista del quartiere romano di Centocelle, «il passato non conta, conta il presente, e nel presente la poesia è dettato senza pretese, compitino p...

Dalla prefazione di Salvatore Lo Bue a "Mi vestirò di blu" di Patrizia Amalfi

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È una terra desolata, a volte, l'anima di Patrizia Amalfi, un soffio d'amore sulle rovine. Il dolore trascorre come un fiume in piena e travolge tutti gli argini e quell'argine supremo che si chiama speranza. Non per questo però l'autrice di questi aridi e insieme verdi versi si perde in vanaglorie sul nulla o contempla con animo fiero i deserti. Non conosce retorica il suo cuore trafitto dalla luce della vita, non si perde in vane dicerie sul nulla. Rimane ferma nella sua certezza, sa che il tempo è crudele e non dà scampo, sa che come un ladro nella notte il divenire della vita può tendere pericoli e disperanti certezze, ma resta ferma l'autrice. Ferma nella certezza di una dignità dell'essere che non dà scampo. Rigorosa nel dettato che ricorda i lirici greci, non si concede e non concede nessuno sconto alla vita. Sa che quello che accade deve essere accettato, visto, a volte deriso, il più delle volte affrontato con una ragione del cuore che apre il cuore all...